Monthly Archives: febbraio 2016

RIPROPONIAMO AI NOSTRI LETTORI IL QUATTORDICESIMO EPISODIO DI SUPERMEGABOY!

Supermegaboy - Episodio 14 - SamiEra un pomeriggio di mezza estate nella vasta e umida Lapponia finlandese quando Facundo Mostarda, dopo aver vagato per ore in balia di feroci raffiche di vento, con il corpo rivestito da uno spesso strato di brina e lo shampoo sugli occhi, raggiunse un allevamento sami di renne, intanto a Firenze City nel suo laboratorio segreto, a circa 3500 km di distanza, Adalberto Nabucco aveva appena ricevuto un pacco dal commissariato di polizia contenente tutto il materiale raccolto sul misterioso caso dei due tentati suicidi, e così ne tirò fuori i verbali, una foto della finestra del seminterrato da cui si era gettato il ragazzo e una del frullatore in cui la ragazza aveva messo la testa, i cd degli Impaled Saint, il pollo arrosto e un bigliettino di Franco Cannone con su scritto che quegli oggetti erano gli originali, non ne esistevano copie, ma che per quanto lo riguardava li poteva usare come zeppe per tavoli traballanti, e così il genio informatico dispose tutto sulla scrivania e cominciò a rimuginare, e più rimuginava più si diceva che era una situazione drammatica ed era suo dovere anche in assenza di Supermegaboy aiutare quei giovani innocenti, e rimuginò così intensamente che si appisolò e crollando esausto sulla scrivania infilò la testa nel pollo arrosto, e proprio in quel momento supermegaboy episodio14 pollosquillò il telefono e Adalberto, con il pollo al posto della testa, afferrò la cornetta e se la portò all’altezza dell’ala e con voce lievemente cavernosa chiese chi fosse e dall’altra parte c’era Franco Cannone che urlava disperato perché era assediato da tutti i giornalisti di Firenze City che lo accusavano d'inefficienza e incapacità, e sì che lui ne aveva fatti sbattere in galera una decina, ma quei dannati giornalisti erano troppi, e quindi l’unico modo per uscirne era risolvere il caso, insomma era costretto ad alzare il culo e a fare qualcosa ma non sapeva cosa, e quindi l’unica speranza era o che il colpevole la smettesse da solo di spingere i ragazzi al suicidio oppure che a Firenze City accadesse qualcosa di più grave tipo un attentato terroristico o un disastro ambientale, così quei fottuti giornalisti avrebbero smesso di rompergli i coglioni e avrebbero pensato ad altro, e poi gli chiese dove fosse finito Supermegaboy e perché non era lì a indagare sul caso, ma sfilandosi il pollo dalla testa Adalberto gli disse di non preoccuparsi, che il supereroe di Firenze City sarebbe tornato Leggi tutto →

RIPROPONIAMO AI NOSTRI LETTORI IL TREDICESIMO EPISODIO DI SUPERMEGABOY!

Era una mattina di mezza estate a Firenze City quando Facundo Mostarda, ancora in debito di ossigeno per le fatiche dell’ultima avventura, entrò nel box doccia giurando a se stesso che cascasse il mondo avrebbe trascorso quel fine settimana in pantofole davanti alla tv e con una decina di chili di popcorn, ché anche i supereroi hanno diritto a un po’ di ferie e che diamine, ma mentre aveva lo shampoo sugli occhi squillò il telefono e lui ebbe un sussulto e scivolò nella doccia contorcendosi per puro caso nell’asana eka pada rajakapotasana, altrimenti nota come la posizione yoga del “piccione reale su una gamba”, e attivò inconsapevolmente per la prima volta il supermegajumper, il potere di teletrasportarsi in maniera casuale lungo i chakra supermegaboy episodio13 tundratantrici della Terra, e fu così che Facundo si ritrovò nudo, bagnato e con lo shampoo sugli occhi in un boschetto della tundra lappone, e in quello stesso istante a circa 3500 chilometri di distanza, in una Firenze City orfana del proprio eroe, nel buio della sua cameretta, un ragazzo aprì l’ultimo cd degli Impaled Saint, la brutal folk band del momento, lo mise nel lettore e per sbaglio attivò il programma di conversione, così la prima traccia intitolata Artsenif allad itattub e ollop li idnerp, iniziò a suonare al contrario, e dopo un istante gli occhi del ragazzo divennero opachi, quindi andò in cucina, tirò fuori il pollo arrosto dal forno, e mentre la madre gli urlava di posare il pranzo, lui tornò in camera e si lanciò dalla finestra, e lei cominciò a urlare disperata e si strappò i capelli e prese a pedate il gatto e rovesciò i cassetti, e poi andò con le lacrime agli occhi alla finestra e si ricordò che abitavano al seminterrato, e infatti il figlio era vivo e si era sbucciato solo un gomito contro un tombino e anche lo sguardo era tornato normale, e lei però capì che qualcosa non andava e allora andò al commissariato per denunciare il tentativo di suicidio del figlio ma il poliziotto le disse di attendere sulla panca, e lei si sistemò tra uno spacciatore e un travestito e prese a raccontare anche a loro la storia del figlio e intanto chiese come mai sulle panche dei commissariati ci sono sempre spacciatori e travestiti, e intanto il poliziotto corse dal tenente Leggi tutto →